PREVENZIONE DELLE MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI

I fattori che provocano le malattie infiammatorie croniche dell’intestino (IBD, inflammatory bowel disease) sono ancora non chiari, sicuramente un ruolo importante è svolto dai fattori genetici ed immunitari. Ma ci sono anche altri fattori che possono agire su un soggetto già predisposto da questi: i fattori ambientali.

IL FUMO

E’ il fattore ambientale più noto da tempo che ha un effetto determinante come fattore aggiuntivo di rischio, in particolare nel Morbo di Crohn. Si può supporre che il fumo possa comportare una diminuizione della motilità intestinale e un calo delle difese immunitarie.

ATTIVITA’ FISICA

Si è notato che una scarsa attività fisica nell’infanzia (fino a 14 anni), inferiore a due pratiche sportive alla settimana, può essere un altro fattore aggiuntivo di rischio per l’insorgenza sia del morbo di Crohn che della Rettocolite Ulcerosa. Sembra che anche una scarsa attività fisica nell’adulto possa essere un cofattore di rischio; alcuni studi hanno dimostrato che queste malattie sono più frequenti in soggetti che conducono una vita sedentaria. L’attività fisica, oltre a aumentare la massa muscolare, aumentare la densità ossea, migliorare le funzioni cardiocircolatorie e respiratorie, stimoli anche il sistema immunitario e aiuti a superare lo stress e, probabilmente attraverso queste due ultime azioni, ha un effetto di prevenzione sulle IBD.

ALLATTAMENTO AL SENO MATERNO

Anche questo fattore sembra essere importante nel determinismo multifattoriale delle IBD. Numerosi studi hanno dimostrato che soggetti che hanno avuto un allattamento al seno materno inferiore ai sei mesi sono più soggetti a sviluppare una IBD. I meccanismi non sono ancora ben noti pur potendosi ipotizzare che l’allattamento al seno aiuti il lattante a sviluppare la flora batterica intestinale, potrebbe inoltre contribuire a stimolare maggiormente il sistema immunitario e lo sviluppo delle cellule della mucosa intestinale, infine non trascurabili sono gli effetti positivi psicologici ed emozionali sul bambino che si riflettono innegabilmente anche sull’adulto.

CONTATTO CON GLI ANIMALI NELL’INFANZIA

Alcuni studi hanno dimostrato che soggetti che, durante l’infanzia, avevano avuto scarsi contatti con animali, in particolare meno di uno alla settimana, erano più propensi a sviluppare una IBD. Al contrario altri studi hanno dimostrato che soggetti che, da bambini, avevano vissuto con cani e gatti in famiglia, erano più “protetti” nei confronti di queste malattie.

NUMERO DEI COMPONENTI DELLA FAMIGLIA

Sempre gli studi osservazionali e statistici hanno messo in evidenza che i soggetti che avevano trascorso la loro infanzia in famiglie composte da più elementi, avevano meno possibilità di sviluppare IBD, in particolare Rettocolite Ulcerosa, rispetto a soggetti che avevano vissuto in un nucleo familiare ristretto. Anche per questo aspetto, probabilmente, la spiegazione sta in una maggiore stimolazione antigenica dovuta ai maggiori contatti interpersonali. Lo stesso si verifica nei bambini che frequentano i nidi d’infanzia, rispetto a quelli che vengono cresciuti tra le mura domestiche.

Come prevenire le malattie infiammatorie croniche intestinali? Nei bambini che hanno familiarità per Rettocolite Ulcerosa o Morbo di Crohn, o che hanno markers genetici o sierologici per queste malattie, si può cercare di diminuire le possibilità di insorgenza di tali malattie agendo su questi fattori:

-allattamento al seno materno per un periodo non inferiore ai 6 mesi

-attività sportiva nell’infanzia per minimo due volte alla settimana

-contatto con cani e gatti

-contatto con gli altri nelle famiglie e negli asili nido

-evitare che sviluppi il vizio del fumo

                                                                                                                              N. D’Imperio